La Nostra Storia

Perché è nato l’Atletico Lucca ?

Tutto inizia nel 1970 al “Bar Galli”, nel quartiere est della città di Lucca detto il “bastardo”, dove un gruppo di amici amanti del calcio (molti erano ex calciatori) decisero di fondare una società sportiva indirizzata ai giovani.

Leggiamo la cronaca direttamente da un articolo tratto da un quotidiano locale del 1970:

" - Come e perché? Ce lo spiega un dirigente:”Vogliamo costruire qualcosa di valido a livello di centro per giovani, per bambini, per passione, perché siamo stufi di sentir dire che Lucca è all’ultimo posto di certe iniziative. Poi anche perché il calcio della domenica non ci soddisfa più. E’ un calcio fatto di beghe, di biglietti salati, isolato per quella che è la partecipazione del pubblico alle vicende. Noi siamo tutti amanti della palla rotonda, abbiamo giocato ed ora vogliamo trasmettere il nostro entusiasmo ai ragazzini…”.

Con questa gente di buona volontà abbiamo discusso al caffè che è poi la sede sociale, che è poi lo stesso posto dove una sera chiacchierando del più e del meno, nacque l’idea: Una idea di tifosi? Non tanto. Più che altro si considerano sportivi delusi di quello che troppo spesso il calcio non offre a tutti i livelli. E allora i giovani, i ragazzini d’un colpo hanno rappresentato un’ancora di salvezza, di scopo per qualcosa che valesse la pena di fare…

Così da qualche mese, all’”Atletico Lucca”, colori sociali rosso-nero (non a caso…) club portato avanti da giovani imprenditori, i ragazzini in erba scoprono il calcio, imparano i segreti, assimilano i “fondamentali”. Educare questi ragazzi (dai 10 ai 14 anni) agonisticamente, ma anche star loro vicini per migliorarne personalità, stile, comportamento di gruppo.

La città non è sensibile, lo abbiamo scritto e non è la prima volta. Non ha saputo creare un futuro e società come l’Atletico (e tante altre) diventano società zingaresche. Invece bisogna cercar di dare una mano a questi “futuribili”. Al presidente Luciano Bartoli (direttore di una agenzia di trasporti), ai segretari Pier Luigi Galli e Antonio Bruscuglia, al cassiere Marco Tuccori, agli istruttori tecnici Franco Galli e Paolo Serantoni, ex giocatori. Ai dirigenti che sono tanti: Giuseppe Mazzei, Martino Michelini, Marcello Pagliai, Candido Arrighi, Gianfranco Serantoni, Eugenio Arena, Giuliano Martinelli, Adalberto Lenci, Franco Micheli, Rodolfo Pardini, Idalgo Benassi, Aldo Galli, Gianfranco Barsotti, Giovanni Cicerchia, Learco Guccinelli, Nello Pellegrini.

 Una foto degli anni 70 al bar Galli.

Da sinistra in piedi: un dirigente, Nello Pellegrini, Marcello Pagliai, Martino Michelini, Mariano Silvestri, Antonio Bruscuglia, Giovanni Pieri, Danilo Indragoli, Franco Galli, Marco Tuccori; Accosciati: Gianfranco Serantoni, Gianpiero Bertani e Paolo Serantoni.

Settanta allievi tesserati (e genitori soddisfatti, riconoscenti) sono il risultato raggiunto da questo giovane sodalizio che si avvale, nella parte tecnica, di due noti sportivi come Franco Galli che giovanissimo militò in serie A nella Lucchese e Paolo Serantoni, invitato di recente a Coverciano per un corso di istruttore NAGC. Scotta la questione del campo (che non esiste e non si trova), perché per tutto il resto, le cose filano a meraviglia. I ragazzi sono stati dotati di un corredo completo, dalla borsa alle scarpe, e si sono abituati al rispetto e alla precisione di ogni cosa. I soci sostenitori sono tanti, sarebbero già pronti i soldi per affrontare la spesa del terreno (da prendere intanto in affitto) ma dove? Sportivamente è un interrogativo angoscioso. Questi ragazzi che accorrono ad imparare seriamente una disciplina, che stanno a contatto con la natura; vengono anche sottoposti a periodiche visite mediche. Ma si sentono dimenticati dalla loro città. Vanno a fare le lezioni-allenamento dove capita, oggi su un campo, domani su un altro. L’Atletico Lucca, impostato su basi serie e su modernità di intenti, non può sviluppare il suo lavoro per la mancanza del campo. Sono problemi scottanti in una città che già ne ha tanti. Lo sviluppo di certe idee è sempre più grosso. Molti ragazzini introversi, di scarsa personalità da poi che hanno messo piede all’Atletico hanno acquisito in serenità, in facilità di colloquio, in apertura mentale. Gli stessi genitori hanno notato questi progressi. Questa società, come le altre che operano in questo delicato settore di formazione umana e sportiva, va aiutata. Bisogna trovare e attrezzare campi sportivi per i giovani. "

Lo reclamano i ragazzini dell’Atletico Lucca, che sono:
Anno 1961 – Pergola Giovanni, Casentini Marco, Romiti Remo, Franceschi Roberto, Franceschini Claudio.
Anno 1960 – Arena Lazzero, Davini Giorgio, Maffei Marco, Danti Stefano, Lenzi Fabio, Perfetti Walter, Berton Roberto, Gabrielli Marco, Benassi Mauro, Vanni Paolo, Trasciatti Marco, Mazzei Luciano, Pardini Patrizio, Tognetti Pier Paolo, Vannucci Fabrizio, Ghiselli Fabrizio, Chelini Leandro, Bartoli Tiziano, Matelli Maurizio, Bernieri Paolo.
Anno 1959 – Mazzei Mirko, Pellegrini Sergio, Mazzuola Vinicio, Pizza Massimo, Rugani Giuseppe, Pierotti Sergio, Volpi Stefano, Lazzeroni Marco, Paolinelli Marco, Colombini Marco.
Anno 1958 – Angeli Paolo, Cicuto Maurizio, Rosati Maurizio, Maccioni Massimo, Cappelletti Roberto, Paoli Mirko, Balzi Luca, Ambrogini Guido, Riccomini Marco, Ferrigno Franco, Pellegrini Luca, Galli Manlio, Quilici Claudio.
Anno 1957 – Giusti Emanuele, Narducci Giorgio, Macchi Riccardo, Cagnacci Marco, Mattei Sauro, Bernardini Paolo.
Anno 1956 – Nucci Simone, Silvestri Masimo, Galli Gianluca.
Anno 1955 – Benedetti Roberto
(articolo tratto da un quotidiano locale, 1970)

 "Sotto le Mura”, (1973)

Ragazzi del quartiere che si apprestano ad andare alla finale del Torneo Gabrielleschi a S.Vito, per sostenere la propria squadra.

Un pensiero di quel tempo

“Mi ricordo che un giorno sotto le Mura, dove noi ragazzi di quartiere del bastardo (grandi e piccoli) era solito ritrovarsi ogni giorno per giocare al pallone tutti insieme, Luca il Galli ci venne incontro e ci disse che al bar si erano riunite tante persone ed avevano deciso di fondare una società di calcio giovanile. Era il 1970 e si chiamava Atletico Lucca. Alla notizia tutti contenti e con il sogno di indossare la futura maglia rosso-nera, festeggiammo facendo una partita tirata fino a buio (i compiti venivano dopo). Noi ragazzi dell’Atletico normalmente ci radunavamo al bar, dove c’era la sede della società e alcuni dirigenti e amici del momento ci accompagnavano con la macchina al campo sportivo di Nave (spesso facevano anche due viaggi!), dove si svolgevano gli allenamenti sotto la guida di Franco Galli e Paolo Serantoni (brave persone e tecnici preparati). Ricordo che tutti avevamo la borsa rossa con la scritta Atletico Lucca e la tuta blu con dietro “Spedizioni Ascoli”. Dopo i primi allenamenti iniziarono le prime amichevoli a Barga, trasferta con il pullman, Porcari, Montecarlo, ecc…, per prepararsi al debutto dei primi tornei e campionati (C.S.I. e F.I.G.C.) nel 1971. Ricordo (allora avevo 11 anni) che il bar Galli (poi Dianda) rappresentava il cuore del quartiere, era sempre pieno di gente del “bastardo” e amici di fuori, ragazzi che ci andavano per il flipper, il jou-box e per ammirare le prime foto e i risultati delle partite esposte in una grande bacheca a parete, nella stanza dove i grandi giocavano a carte. Tengo a precisare che il quartiere del “bastardo” ha avuto un ruolo fondamentale nella vita e nei successi dell’Atletico Lucca. Solo qui poteva nascere qualcosa di importante, qualcosa che rimarrà per sempre nella storia del calcio giovanile lucchese. "
(un ex dell’Atletico Lucca)

 La squadra Allievi del 1971/72

La squadra degli allievi, allenata da Franco Galli, sul campo sportivo di Nave.


ATLETICO VINCITUTTO Di Claudio Rugani
" Per l’Atletico Lucca la stagione 1974/75 rappresenta il quinto anno di attività sportiva. L’obbiettivo iniziale di creare qualcosa di valido a livello di giovani e giovanissimi è stato indiscutibilmente raggiunto. Grazie all’appoggio dei propri sostenitori, alla serietà dei dirigenti, alla puntigliosità dell’organizzazione e all’impegno profuso dai suoi giocatori. L’Atletico si è veramente fatto un nome ed è uno dei vivai calcistici più apprezzati. Significativi sono i risultati ottenuti. Nel 1971/72 l’Atletico ha vinto la Coppa Serchio per giovanissimi, è stata finalista del Trofeo Artigianelli, semifinalista del Campionato allievi (eliminata per sorteggio) ed ha ottenuto il terzo posto nel Campionato giovanissimi e nel Campionato allievi del CSI e il quarto posto nel Trofeo Gabrielleschi. Nel 1972/73 ha vinto il Trofeo Gabrielleschi, la coppa Settembre Lucchese del CSI di Lucca ed il Campionato giovanissimi. Inoltre è stato finalista della coppa Città di Lucca CSI per allievi. Ma il boom dell’Atletico si è avuto la scorsa stagione, con questa serie di risultati davvero impressionante: vincitore della Coppa CSI per giovanissimi, finalista del Trofeo dell’Amicizia (sconfitta per sorteggio), semifinalista del Trofeo Città di Lucca, terzi posti nel Campionato CSI per giovanissimi, nel Campionato FIGC per allievi e nella Coppa Cuccioli (10-12 anni) a S.Vito, finalista del Trofeo Gabrielleschi, vincitore della Coppa Serchio per giovanissimi, vincitore della Coppa Gianni per allievi e campione provinciale Under 14 con 18 vittorie e tre pareggi. Nella stagione in corso, gli Under 14 hanno conquistato il Trofeo dell’Amicizia ed inoltre l’Atletico è in finale al torneo “Cuccioli” di Lunata. Presidente della società è Candido Arrighi, vicepresidente Marcello Pagliai, ex giocatori cui è rimasto il calcio nel sangue, aiutano, affinano e modellano questi ragazzi insistendo soprattutto su quelli che sono i fondamentali del calcio sia a livello individuale che collettivo ed oggi si cominciano a vedere i frutti di questa capillare preparazione. Michelini (1959), Rugani (1958) e scaletta (1959) alla Fiorentina, Galli (1956) e Danti (1960) alla Lucchese ed altri ragazzi passati a società di categorie superiori, non sono che i primi ad aver spiccato il volo verso mete più alte e siamo certi che presto altri, giovani usciti da questo moderno vivaio li seguiranno. "
Articolo tratto dal settimanale di sport “Lucca Sport”, del 19/10/1974.

 Le squadre giovanili dell'Atletico

Foto ufficiale delle squadre con i rispettivi tecnici istruttori all'inizio della stagione sportiva al campo di Monte S:Quirico (1980)

Abbiamo incontrato Candido Arrighi, nota figura di ex calciatore degli anni 50 (chi non conosce il “Traliccio”?) presidente di quell’Atletico Lucca che sta attraversando un periodo di successi veramente eccezionale. Il presidente della società, all’avanguardia in Toscana, ordina i dieci anni magici nella scoperta di giovani campioni.

IL FENOMENO ATLETICO LUCCA
- Presidente, 5 squadre su 5 in testa alle rispettive classifiche provinciali ed i giovanissimi con buone possibilità di accedere alle finali regionali: è una stagione boom.
- “Non direi. Non dimentichiamo che sono dieci anni che a Lucca l’Atletico rappresenta la squadra da battere in ogni categoria. C’è la lieta sorpresa dei giovanissimi regionali che, partiti per fare un campionato onorevole, sono riusciti a fare più di quanto ci si aspettava, ma per il resto, scusi l’immodestia, l’Atletico ha fatto sorpresa quando non si è trovato in testa alla classifica”.
- Ci dica allora a cosa è dovuto questo fenomeno Atletico.
- “Alla fortuna”.

DUE TECNICI “IN”
- Si spieghi meglio.
- Alla fortuna di aver avuto, quando cominciammo 10 anni fa, due tecnici come Franco Galli e Paolo Serantoni che in due sole stagioni riuscirono a preparare un vivaio di cui ancora oggi ne raccogliamo i frutti. Di aver poi trovato altri bravi ragazzi, oltre che bravi allenatori, che si sono saputi inserire come Giuseppe Pieri, Angelo Cupido, Gigi Galli e per ultimo, ma non ultimo Piero Ribechini al quale Lucca sportiva ha regalato ricordi indimenticabili.
- Alla fortuna di aver saputo subito organizzare la società su basi molto funzionali. Alla fortuna di aver avuto sempre alle spalle un consiglio direttivo che non si è mai tirato indietro quando sono stati chiesti sacrifici economici e personali. Alla fortuna di aver incontrato ragazzi seri che hanno sempre cercato di mettere in pratica quanto veniva loro insegnato, che ci seguono ed hanno fiducia in noi. Alla fortuna di avere amici e sostenitori che ci hanno aiutato a costruire da zero il nostro impianto sportivo che era di vitale importanza per la nostra attività e sul quale passiamo sei giorni la settimana fra allenamenti e partite.

CAPACITA’
- Altro che fortuna, presidente, qui ci sono precise capacità personali…
- “La detto lei, ed io non lo contraddico di certo”.
- Quanti ragazzi avete attualmente?
- “I tesserati sono oltre 100 e vanno dai 10 ai 17 anni, in età cioè per giocare. Poi ce ne sono una ventina del ’69-’70-’71 che aspettano la primavera per riprendere l’addestramento”
- Visti i risultati, avrete senz’altro molti giocatori interessanti. Quanti di loro cambieranno maglia l’anno prossimo?

LA POLITICA
- “Di ragazzini bravi, qualcuno anche molto bravo, in effetti ne abbiamo assai, ma per quanto riguarda il passaggio a società maggiori da anni noi adottiamo una politica particolare. Non accettiamo di trasferire giocatori in età inferiore a quella prevista dalla FIGC per la categoria giovanissimi. E ciò per diversi motivi. Primo perché non riteniamo giusto caricare anzitempo sulle spalle di ragazzi responsabilità che potrebbero risultare dannose, inoltre pensiamo di essere in grado fino a quell’età di insegnar loro sempre qualcosa dal punto di vista tecnico. Poi non dobbiamo dimenticare che ci piace vedere giocare al calcio ed il nostro impegno viene stimolato dal bel gioco. Infine ci teniamo particolarmente a rassicurare le società maggiori con cui siamo in contatto non solo sulle caratteristiche tecniche e fisiche del giocatore, ma anche sulla serietà e sul comportamento del ragazzo. Una sorta di garanzia – Atletico, insomma. E per far questo è necessario seguirne lo sviluppo”.
- Ha parlato di contatti con società maggiori.
- “Con la Fiorentina abbiamo i rapporti più stretti, ma non esclusivi. Siamo infatti in collegamento anche con Pisa, Empoli, Pistoiese, Ternana, Perugia, Arezzo, Montecatini, Milan e Torino che ha un’opzione su due giocatori”.

LA LUCCHESE
- E con la Lucchese?
- “Alla Lucchese, dopo un periodo di incomprensioni, abbiamo trasferito l’anno scorso Alessandro Tuccori, un ’64 dai piedi buoni, che è stato per anni una bandiera dell’Atletico, un ragazzo in cui abbiamo fiducia perché ha tutte le doti per far bene: deve solo irrobustirsi. Speriamo che la collaborazione possa avere sviluppi. Noi siamo qua”.
- Giocatori sul piede di partenza quest’anno?
- “Purtroppo gli allievi ci lasceranno in blocco in quanto la nostra attività giovanile si ferma a questa categoria. E dico purtroppo perché questa squadra ci ha fatto vedere veramente un bel calcio quest’anno. Tutti meriterebbero una citazione, ma ritengo che i difensori Lorenzetti (’62) e Marchetti (’63) e gli attaccanti Pinelli (’63) e Stefani (’62) faranno un’ottima figura anche in squadre di categoria superiori.

I GIOVANISSIMI
- Fra i giovanissimi oltre a Del Carlo e Benedetti che già l’anno passato erano richiestissimi si sono messi in buona luce gli attaccanti Carocci e Tempesti e Pellicciotti, che si sta dimostrando un libero eccezionale”.
- Avete anche lo sponsor?
- “Si. Da tre anni la New Line, una ditta di Sesto Fiorentino di abbigliamento per i giovani con ci fa mancare il proprio aiuto economico. Mi permetta di ringraziarla pubblicamente”.

ORGOGLIO
- Presidente da questa chiacchierata è facile dedurre che lei è ben contento di come vanno le cose?
- Le dirò di più. Sono orgoglioso di ciò che abbiamo saputo creare e proprio perché abbiamo dovuto fare molti sacrifici ne abbiamo immensa soddisfazione. Ma non abbiamo certo finito. Possiamo e dobbiamo migliorarci ancora, l’Atletico ha la volontà, la forza ed il carattere per farlo. Posso assicurarglielo”.

(l’articolo è tratto da un giornale sportivo del 1980)

 L'Atletico entra nei campionati regionali

Una formazione dei giovanissimi regionali nei primi anni 80.

Una delle più grosse società regionali per giovanissimi - L’Atletico, una “fabbrica” che produce calciatori

Ha trenta dirigenti, con otto allenatori, sette squadre con 120 ragazzi dai 9 ai 17 anni. Disciplina severa per i massimi risultati. C’è un legame con i club nazionali
A VEDERLI sul campo, a nove-dieci anni, compiere gli stessi allenamenti, gli stessi esercizi dei calciatori affermati può venire spontanea la domanda se è giusto che questi bambini debbano sottoporsi, già a questa età, non ancora adolescenti, a duri sacrifici, a ore di fatica per conquistarsi il posto in squadra e poter giocare la domenica. C’è qualcosa in tutto questo che stupisce e fa riflettere al tempo stesso: da un lato la caparbietà, la volontà, perché no la disciplina di questi bambini; dall’altro un metodo di insegnamento che è già professionistico, che non lascia nulla al caso, che richiede impegno, capacità, passione da parte dello stesso allenatore. E’ tutto qui forse il segreto dei successi dell’Atletico, di questa società che, nata nel 1970, si dedica da sempre al settore giovanile, che in questo campo in dodici anni di attività, ha vinto tutto quello che c’era da vincere (dal trofeo Gabrielleschi al Settembre Lucchese) riuscendo persino a partecipare con successo ai campionati regionali al cospetto di squadre di ben altro nome come la Fiorentina. Sono ormai lontani tempi in cui l’Atletico non disponeva nemmeno di un campo dove poter fare allenare i ragazzi e doveva vagabondare da una località all’altra del comune chiedendo in affitto o in prestito i campi ad altre società. Oggi con trenta dirigenti, otto allenatori, centoventi ragazzi dai 9 ai 17 anni, sete squadre, questa società è sicuramente tra le maggiori a livello regionale nel settore giovanile. Una società nata per la passione di un gruppo di sportivi, di ex giocatori, che ha un bilancio di venti milioni l’anno (“senza contare molte altre spese quotidiane cui facciamo fronte personalmente”, dice il presidente “Traliccio” Arrighi) che puntualmente ad ogni fine stagione “sforna” giovani che spiccano verso Torino, Ferrara, Firenze, Pistoia nelle squadre con cui l’Atletico ha ormai un rapporto fisso. Come si arriva a tutto questo? Quali sono le leggi non scritte che regolano la vita di queste piccole societa? Paolo Serantoni è il general manager dell’Atletico: “La nostra è una società che, seppure nel piccolo, agisce con criteri e metodi ben definiti. Attraverso conoscenze, rapporti, amicizie, o anche solo fermandoci in una piazza dove si gioca al pallone contattiamo i ragazzi, li invitiamo da noi a fare dei provini. Poi è chiaro che non prendiamo tutti, facciamo già una prima selezione e quelli che rimangono vengono seguiti sia tecnicamente che socialmente. E’ interesse della società infatti che questi ragazzi si comportino bene anche fuori dal campo, a scuola e nella vita, e non è un caso, ad esempio, che chi viene meno a certi comportamenti, chi tiene atteggiamenti disfattisti venga allora allontanato anche se magari è bravo a giocare al calcio”. All’Atletico tengono molto al nome, alla fama che la società è riuscita a crearsi in questi anni, alla fiducia stessa che ottiene dai genitori dei ragazzi e creano quasi una cortina intorno al campo di Monte S.Quirico, dando quasi l’impressione di un ambiente un poco esclusivo. “Ma non è vero – afferma Gianfranco Serantoni, un consigliere – anzi se c’è gente che vuole darci una mano noi siamo disponibilissimi”. Ma qual è la difficoltà maggiore a lavorare con ragazzi di 9-10 anni? Non c’è il rischio di creare dei ragazzi che si credono dei mini-campioni? “Questo rischio cerchiamo di evitarlo – dice il presidente Arrighi – Non facciamo mai drammi quando si perde e non ci esaltiamo quando si vince. La difficoltà maggiore è quella di capire il carattere di questi ragazzi, di metterli nelle condizioni di potersi esprimere”. Dopo Benedetti (in forza al Torino e nazionale under 16), Pieri (alla Spal), Del Carlo e Martini (sempre al Torino), Tori (alla Fiorentina), Ansaldi (alla Pistoiese), anche quest’anno l’Atletico spera di lanciare qualche altro giovane. Ma i genitori come accolgono la possibilità di questi trasferimenti dei propri figli? Non c’è il rischio di creare dei disadattati, o quanto meno di alimentare delle illusioni? “L’allontanamento dalla famiglia, quando avviene – dice Paolo Serantoni – è un passo che può essere doloroso ma se il ragazzo è serio tutto va per il meglio perché le società con cui trattiamo sono molto organizzate e seguono i giovani sia sul campo che fuori. E poi i genitori, se sentono il nome di una grossa squadra, sono felicissimi”.
Articolo tratto da un quotidiano locale, 1982, firmato F.T.

 Giovanissimi, cl.1971/72/73 – Campioni regionali

L’Atletico Lucca si aggiudica il titolo di campione regionale “giovanissimi”

Ancora un prestigioso successo per il nostro calcio giovanile a conferma della validità di questo settore. L’Atletico Lucca si è aggiudicato, per la prima volta nella storia calcistica lucchese, il titolo di campione regionale nella categoria Giovanissimi, al termine di un campionato che i mini-atleti rossoneri hanno letteralmente dominato.


L’Atletico fra le 4 formazioni più forti d’Italia
L’Atletico Lucca non ce l'ha fatta ad arrivare alla finale del campionato italiano “Giovanissimi” per società dilettanti. I rossoneri hanno affrontato ieri a Savona l’Aldini Milano e sono stati sconfitti ai rigori (3-2) dopo che i tempi regolamentari erano finiti 0-0. L’Atletico resta tuttavia la prima squadra della città a essere arrivata alle semifinali nazionali e può vantarsi di essere una delle 4 formazioni più forti d’Italia nella sua categoria.
Nella foto la squadra dei giovanissimi. In piedi da sinistra: Lenzi, Ferrari, Perotti F, Lucchesi A., Mencarini, Picchi, Boccaccini, Parenti, Ghilarducci, Paganucci, Tintori e Seghetti; Assosciati: Totaro, Lucchesi G., Ramacciotti, Bavieri, Matteuzzi, Pini, Valienzi, Cattalini, Di Stefano e Faralli.

Dal 1970 sforna giovani talenti. Il suo nome è sinonimo di qualità: ATLETICO LUCCA
Di Gino Mazzei

Dici Atletico e parli di una società all’avanguardia nel settore giovanile che nel corso dei suoi 19 anni di storia ha mietuto successi su successi. Amato, ma anche odiato e visto come un despota che comanda e fa il bello e il cattivo tempo, l’Atletico Lucca è nell’ambito lucchese la Juventus di qualche anno fa che vinceva a ripetizione ed è logico che da sempre chi vince è soggetto a invidia e malignità. Molti imputano alla società rosso-nera di “sottrarre” i migliori talenti locali per portarli nel proprio organico, ma è indubbio che la struttura tecnica-organizzativa della società presieduta da Rolando Bertolini è veramente notevole e costituisce un punto di richiamo e di arrivo per i tanti ragazzini che amano il calcio.
I fatti poi stanno dalla parte dell’Atletico che ha sfornato a ripetizione talenti che ora giocano nelle varie serie professionistiche: le “stelle” sono i due torinisti Silvano Benedetti e Giorgio Bresciani e il pisano Stefano Dianda che sono arrivati alla serie A ma non si possono dimenticare i vari Paladini (Livorno), Ansaldi (Carrarese), Pieri (Casale), Lazzini (Cuoiopelli), Cerasa (Vogherese), Fambrini (Pontedera) che sono tutti usciti dal vivaio della premiata ditta Serantoni-Galli.
LA STORIA
L’origine dell’Atletico è quella di una società di quartiere, il Bastardo, dove un gruppo di amici decise nel 1970 di dare vita a una società che facesse calcio a livello giovanile. Per il nome si scelse una dizione nuova e ci volle un po’: di moda in quel periodo era l’Atletico di Madrid e allora la parola Atletico sembrò la più adatta. Si iniziò con gli Allievi e poi i Giovanissimi e il calcio giovanile lucchese ebbe una vera e propria rinascita con lo sviluppo di altre società che anche oggi vanno per la maggiore. Il primo campo fu quello di Nave; l’Atletico perse quasi subito la sua etichetta di squadra di quartiere e cominciò ad assumere importanza e ottenere risultati. Nel 1978 si ha un’importante svolta e il 1 ottobre viene inaugurato l’attuale campo sull’argine del fiume Serchio che significò per i dirigenti rossoneri la possibilità di intensificare la propria attività gestendo direttamente l’impianto, il resto è storia degli ultimi anni; l’Atletico è divenuta una delle società cittadine più efficienti a livello giovanile, ha vinto tornei, campionati e si è affacciata con successo alla ribalta regionale.
IL PRESENTE
Oggi l’Atletico ha una attività veramente vasta e capillare cui i non molti dirigenti devono tener dietro con lodevoli sacrifici. Il problema maggiore dicono in società sta proprio nell’esiguità del numero di persone che seguono le varie squadre e conseguenzialmente economici; il finanziamento avviene attraverso autotassazione e sponsor ma dal prossimo anno si intende fissare una quota anche per i singoli ragazzi. I segreti dei tanti successi vanno ricercati in diverse componenti: dal reclutamento e alla ricerca dei migliori, alla preparazione e alle capacità tecniche dei responsabili tra cui brilla la competenza di Franco Galli, una colonna della società. I dirigenti rossoneri respingono poi le accuse che spesso gli vengono poste sul fatto di volere sempre ottenere risultati a discapito della formazione del giovane e rispondono di cercare sempre di far sdrammatizzare ai propri ragazzi tutto il mondo calcistico. “Certo è che il risultato – affermano – è una conseguenza di un lavoro intenso che c’è alle spalle. A noi ci fanno piacere le vittorie e le Coppe ma quello che ci interessa di più è il gioco e la creazione di talenti futuribili”. E i rapporti con le altre società e in particolare con la Lucchese? “Ci dicono che siamo una società malvista – rispondono i dirigenti rossoneri dalla nuova sede in fase di completamento in via della Quarquonia – ma questo è dovuto solo ad ignoranza. I rapporti con molte società si sono normalizzati nel tempo e da parte nostra non abbiamo astio verso nessuno, ci dà solo fastidio di passare per quelli che non siamo. Con la Lucchese noi cercheremmo un rapporto e forse loro lo vorrebbero con noi ma sta di fatto che ci si ignora o quasi. Quando c’era Gambetti si stipulò un accordo che però non ha avuto seguito. Comunque quest’anno abbiamo concluso con loro un accordo per il passaggio di un nostro allievo del ’73 Luigi Benedetti al loro settore giovanile”. Come dire incontrarsi e dirsi addio.
IL FUTURO
In casa Atletico l’obiettivo di avere la possibilità di dare continuità al lavoro svolto e si vuole intensificare l’attività di insegnare a giocare a calcio. Si sta cercando di fare sempre qualcosa di più per i giovani e l’optimum sarebbe di arrivare ad avere tanti allenatori per ciascuna squadra in modo da lavorare in maniera più radicale. L’indirizzo del gioco e dell’aspetto sportivo da permeare tra i propri tesserati è un altro obiettivo da raggiungere magari insegnando dettagliatamente il regolamento calcistico. E’ già in programma con l’inaugurazione della nuova spaziosa sede di organizzare incontri con esperti del settore. C’è poi da sviluppare la convenzione in atto con il Milan che tratta con la società lucchese sino alla categoria Giovanissimi pescando i migliori elementi del settore; e proprio quest’anno l’attaccante Roberto Ghilarducci passerà alla corte milanese ripetendo quella trafila che anche in altre società hanno già fatto tanti giovani “made in Atletico”.
IL BILANCIO
Anche se manca la passerella estiva dei tornei è già tempo di bilanci e quindi si può, squadra per squadra, vedere cosa ha fatto l’Atletico a livello di risultati nell’88-89: gli Under 18 sono al girone finale dopo aver vinto la stagione regolare imbattuti. I rossoneri sono in piena corsa per il titolo provinciale. Gli Allievi Regionali sono arrivati terzi nonostante un eloquente 2 in media inglese in un campionato davvero bello e interessante. Secondo posto per gli Allievi Junior che sono attualmente in finale al torneo “Armando Segato” a Coverciano. I Giovanissimi hanno vinto “Settembre Lucchese”, sono arrivati in finale al “Gabrielleschi” e sono giunti 6 in campionato. Chi sono ancora nel rispettivo torneo sono i “Giovanissimi Junior” che dopo aver vinto il proprio girone, sono ora secondi dietro l’irraggiungibile Lucchese e in finale al “Marti” di Firenze. En plein invece per gli “Esordienti” che si sono aggiudicati il torneo provinciale F.I.G.C. e quello A.I.C.S. La squadra “Arcobaleno” ha giocato la finale per il titolo C.S.I. e 2 tornei a Pisa ed è in finale al “Galluzzo” di Firenze. Infine i “Primi Calci” si sono aggiudicati l’importante torneo “Koala” a San Vito.

QUESTI I QUADRI DIRIGENZIALI
Presidente: Rolando Bertolini; Vice-Presidente:Agostino Gorini; Segretario: Marco Tuccori; Segretario Sportivo: Giuseppe Chiocca; Consiglieri: Giuseppe Battistoni, Giampiero Bertani, Walter Cattalini, Angelo Cupido, Mauro Davini, Alfredo Fanelli, Franco Galli, Pierluigi Galli, Luciano Lucchesi, Giancarlo Pellegrini, Giuseppe Pieri, Mariano Silvestri, Vinicio Tuccori, Ulivi Dario, Giuseppe Valenti.
QUESTI I QUADRI TECNICI
Direttore sportivo: Giuseppe Pieri; Allenatori direttori tecnici: Franco Galli e Angelo Cupido; Preparatori tecnici: Emanuele Belluomini e Aldo Chelini; Allenatori: Alberto Baccelli, Alberto Casella, Piero Lencioni, Claudio Lombardi, Franco Mandroni, Luano Mascotto, Angelo Tognetti, Mauro Vicari; Allenatore dei portieri: Paolo Sgamma; Preparatore fisico: Ilio Lombardi, Marco Rovai.
(Articolo tratto da “A Tutto Campo”, 1989)

 L'Atletico indossa la divisa contro la droga

Una formazione dell'Atletico che sfoggia la divisa contro la droga..

Corriere dello Sport – Stadio, 7 giugno 1992
Atletico Lucca: le maglie simbolo CONTRO LA DROGA E PER LA NATURA

Il nome della società non è di quelli noti al grande pubblico. Eppure l’Atletico Lucca festeggia proprio in questi tempi il suo ventesimo compleanno. Non ha squadre in campionati di Lega, neanche una in Terza categoria, il gradino più basso nella piramide calcistica in Italia. E’ stata una scelta, come dicono da queste parti. Per dar spazio ai ragazzi, per seguire da vicino e con maggior cura il settore giovanile. Il club, i cui colori sono quelli rossoneri, come quelli del Milan e come quelli della Lucchese, sin dalla sua fondazione ha deciso di dedicarsi elusivamente ai giovanissimi.
Un progetto-pilota che ha come fine la maturazione tecnica e umana dei futuri “assi” del pallone. E la società toscana ha avuto ragione. Il tempo non è stato tiranno, anzi sta dimostrando che certi risultati si ottengono solo facendo scelte coraggiose. E molti dei giovani cresciuti nell’Atletico oggi sono in grandi squadre. Un nome su tutti, quello di Giorgio Bresciani, classe ’69, attaccante di maglia a Torino. Il giocatore è al suo sesto anno nella massima serie, dove ha esordito giovanissimo, appena diciottenne sempre con il Torino. E’ stato anche a Bergamo dove è riuscito con caparbietà e merito a ritagliarsi un suo spazio. L’allenatore Mondonico gli ha dato la possibilità di farsi apprezzare, nonostante la presenza in squadra di calciatori di grosso calibro.
Bresciani non è l’unico gioiello “coltivato” di casa Lucca. Ce ne sono altri e tutti di sicuro avvenire. In A, per esempio giocano Mario Ansaldi, classe 1965, jolly a tutto campo a Modena e Silvano Benedetti, annata 1965, difensore centrale del Torino alla sua settima stagione da professionista e Stefano Dianda nato nel 1966. Ma alle loro spalle premono già le nuove promesse. C’è chi ha raggiunto il grande club ed è il caso di Massimiliano Covelli, attaccante ventiduenne che è stato al Genoa e di Roberto Ghilarducci del 1975 un centravanti dal tiro molto potente che è stato preso per una selezione dei giovanissimi del Milan.
Leve targate Atletico Lucca anche in C. Marco Bertelli, ventenne, attaccante, che è stato alla Carrarese, unisce alla forza fisica, qualità tecniche invidiabili. Senza dimenticare Lazzini e Cerasa. Tutto per la gioia della società che racconta dei suoi pulcini diventati belle realtà.
“Da due anni abbiamo voluto aggiungere – dicono i dirigenti entusiasti – all’aspetto sportivo un impegno sociale più approfondito. Questo non ci costa alcun sacrificio aggiuntivo e nello stesso tempo ci dà molte altre soddisfazioni. Sulle maglie dei nostri giocatori abbiamo scritto uno slogan simbolico: “No alla droga” per i più grandi, quelli nella fascia dai 14 ai 19 anni e “Difendiamo la natura” per i più piccoli dai 9 ai 13 anni. E’ un modo come un altro per mantenere viva, anche se inconsciamente, l’attenzione dei giocatori su due grandi problemi che affliggono la società industrializzata. Sono tematiche che fra qualche anno li riguarderanno direttamente. Ebbene che comincino in un certo senso ad occuparsene”.
Un ‘iniziativa di cui andar fieri. All’Atletico Lucca sono arrivati consensi da colleghi dirigenti, genitori e anche dagli sponsor. “A loro dobbiamo gran parte del successo di questo programma, ci hanno consentito di subordinare il messaggio commerciale – concludono in società – ai temi ambientali e sociali da noi perseguiti. Inoltre speriamo che questa nostra idea venga ripresa perché il calcio giovanile diventi sempre più strumento per combattere droga, razzismo, intolleranza e violenza. Per un pallone più pulito e leale”. Quest’anno la società è stata presente ai campionati: provinciale under 18, regionale allievi, regionale giovanissimi, provinciale giovanissimi, provinciale esordienti, provinciale esordienti junior, provinciale pulcini. Ci sono stati poi “primi calci” e la scuola calcio.

 Anni 90: gli slogan sulle magliette

Foto di gruppo del 1993.

ANNI ’90: PER LA NATURA CONTRO LA DROGA
L’Atletico Lucca è una piccola scuola di calcio, che non si limita a preparare campioni dal punto di vista tecnico, ma si preoccupa innanzi tutto della loro formazione umana e civile
Appena oltre le mura di Lucca, autentica città gioiello incastonata sulle sponde del Serchio, in una traversa della strada per l’Abetone, c’è il Campo Sportivo “Henderson” dove si allenano, giocano e generalmente vincono i giovani calciatori dell’Atletico Lucca, società che ha un posto di riguardo nel panorama del calcio giovanile italiano. A sollecitare la nostra curiosità, però, più che i risultati sportivi, è stata un’iniziativa di cui la Società si è fatta promotrice: da qualche anno sulle magliette di gioco campeggiano le scritte “No alla droga” per i ragazzi più grandi e “Difendiamo la Natura” per i piccoli.
L’impianto sportivo è di quelli che molte società italiane, specie al centro sud vorrebbero. Ma tutto questo è, come al solito, frutto di fatiche, battaglie, impegno disinteressato dei dirigenti.
“La società è sorta nel 1970 – ricorda il segretario Battistoni che, col Direttore della Scuola Calcio e uno degli allenatori, fa gli onori di casa – in un rione ma con l’intento di servire tutta la città, anche se siamo in Toscana e c’è la tendenza alla frammentazione, all’uno contro tutti, col risultato che la concentrazione di società sportive è quasi sproporzionata rispetto alla domanda.
Nel 1975 affittammo un terreno sull’argine del Serchio e vi costruimmo un impianto, naturalmente con le nostre mani, senza aiuti né contributi. Poi, a distanza di quindici anni il proprietario ha disdetto il contratto per cui dovemmo lasciar libero il campo”.
- come risolveste il problema?
“Dapprima cercammo di fonderci con il S.Filippo, anche per avere un paese come base d’utenza, ma durò meno di un anno, c’erano troppe incomprensioni. Alla fine il Comune ci venne incontro dandoci in uso quest’impianto, da anni abbandonato. Quel che si vede è frutto di mesi di lavoro, ci siamo improvvisati giardinieri, carpentieri, abbiamo persino risistemato alcune costruzioni abbandonate per farne spogliatoi più confortevoli degli attuali e per realizzare una nuova sede sociale, ma non abbiamo ottenuto ancora i permessi per gli ultimi lavori”.
La differenza tra il Campo Henderson com’era ridotto e com’è diventato dopo le cure di tanta gente appassionata è chiaramente visibile dalla documentazione fotografica nella sede della Società, dove ad accoglierci c’è il Presidente Rolando Bertolini, al quale chiediamo subito com’è nata l’idea degli slogan sulle magliette.
“E’ un’idea che abbiamo realizzato nel ’91 e che è partita dal desiderio di aggiungere all’aspetto prettamente sportivo un impegno sociale più approfondito, adottando sulle magliette da gioco gli slogan “Difendiamo la natura” per i ragazzi dai 9 ai 13 anni e “No alla droga”per quelli che vanno dai 14 anni in su. Abbiamo pensato infatti che certi principi possono essere richiamati anche con forme d’impegno magari semplici, ma efficaci in quanto indirizzate a soggetti altamente ricettivi come i ragazzi. Basta pensare quanto peso hanno i processi d’imitazione per la diffusione della droga tra i giovani. Sono slogan che non fanno guadagnare nulla, ma che non costano nulla e ci consentono di essere promotori di messaggi e valori profondi e importanti”.
L’iniziativa ha conportato da parte degli sponsor una rinuncia in termini di spazio, ora le sponsorizzazioni sono ridimensionate in un angolo della maglia mentre il messaggio sociale campeggia bene in vista.
“C’è molta disponibilità da parte degli sponsor commerciali, che tutto sommato ne hanno forse un ritorno maggiore, poiché il loro nome viene abbinato all’iniziativa. Certo, sarebbe bello se altri sodalizi dilettantistici e giovanili dessero vita a forme analoghe di sensibilizzazione che mantengano viva nei ragazzi l’attenzione su problemi che comunque, prima o poi, li riguarderanno. Di società come la nostra ce ne sono tantissime, se ognuno portasse il proprio granello, il peso da un punto di vista educativo sarebbe notevolissimo. Mi rendo conto di quanto sia importante il ruolo che svolgiamo quando, di fronte a ragazzi che, ad esempio, si drogano, vedo che non li conosco mai, il che significa che non hanno mai giocato né con noi né contro di noi, se no dopo tanti anni di attività li riconoscerei”.
Avete adottato qualche iniziativa per educare i ragazzi a mettere in pratica gli slogan che hanno scritti sulle magliette?
“Anche qui cose molto semplici, con l’AMIT ci siamo organizzati per la raccolta differenziata dei rifiuti, con “Mani Tese” per collocare un furgone sul campo per la raccolta di carta, stracci, vestiti, durante le partite o gli allenamenti; noi per primi, per i fogli e le buste intestate, usiamo carta riciclata. E’ inutile parlare di ambientalismo se poi lasciamo che i ragazzi buttino la lattina per terra”.
Par di capire che da parte vostra c’è un’attenzione particolare al fatto educativo, prima ancora che al risultato sportivo”.
“Le due cose vanno di pari passo. Evidenziamo con orgoglio pari ai risultati sportivi, i numerosi Premi Disciplina rilasciati. I ragazzi accettano sin dall’inizio un Regolamento interno che sottolinea come lo sport sia innanzitutto rispetto e civiltà. I valori della lealtà, della sportvità, della solidarietà, dell’amicizia li riproponiamo ogni giorno. Se in questi anni molti dei nostri ragazzi sono riusciti ad emergere, alcuni toccando addirittura la serie A, penso a Silvano Benedetti, oggi alla Roma, o a Giorgio Bresciani, oggi al Napoli o a Pisani, che quest’anno ha esordito nella massima serie con l’Atalanta, è anche perché ci sforziamo di impostarli bene mentalmente; se si acquisiscono a 8 anni, certi principi non si perdono più”.
La storia del calcio è piena di giovani campioni perduti per strada perché non avevano “testa”. Credo che un peso notevole l’abbia, oltre la formazione ricevuta, anche la società cui sono ceduti”.
“Purtroppo nel calcio si fa presto a bollare un ragazzo, tante volte invece basterebbe aspettare. Bisogna sempre considerare che siamo davanti ad adolescenti che si trovano da soli in grandi città, lontani dalla famiglia. Quando hanno 16 anni, i migliori li indirizziamo a società che conosciamo, come Torino o Atalanta, dove sappiamo che sono seguiti, e anche queste società sanno che il livello tecnico medio dei nostri ragazzi è alto, ma che sono anche disciplinati ed esperti. Molti ragazzi, tecnicamente validi, non li abbiamo lasciati andare perché non erano maturi. Nel nostro computer non ci sono solo i dati tecnici di ciascun ragazzo, ma anche quelli caratteriali. Se qualcuno comincia a disertare gli allenamenti, ci accertiamo dei motivi, cerchiamo di capire se sta attraversando un momento particolare. Tempo fa ci fu una polemica con la Lucchese perché si diceva che rinforzavamo altre squadre piuttosto che quella cittadina. In realtà allora la Lucchese aveva grossi problemi economici, vivacchiava nelle serie minori e noi non ci sentiamo di illudere un giovane mandandolo dove non sono in grado neanche di garantire gli stipendi. Oggi che la Lucchese è una società sana e alcuni nostri giovani le sono stati ceduti ben volentieri”.
Quanti ragazzi avete?
“Circa 140, dagli otto anni in su. Partiamo dal CAS, dalla Scuola Calcio, e arriviamo fino al Campionato Regionale Allievi e al Campionato Provinciale Under 18. In genere sono tutti ragazzi lucchesi o dei dintorni, raramente ce n’è qualcuno venuto da fuori. Sono ragazzi che provengono da ogni ceto sociale, ma tra loro questo non fa differenza, familiarizzano subito, si aiutano, i ragazzi da soli sistemerebbero ogni problema con naturalezza. Quando sorgono rivalità interne è perché ci sono di mezzo i genitori”.
Che rapporti avete con le famiglie?
“Ce li affidano volentieri, sanno che agiamo con disinteresse per fare il bene dei ragazzi, perché se uno viene su bene è un vantaggio per tutti, anche per la società, che ha tanti sbandati in meno. Durante l’anno organizziamo feste per le famiglie a cui partecipano spesso anche i nostri calciatori che hanno fatto carriera. Il problema è che loro pensano ai propri figli come a tanti Rivera, vogliono che giochino sempre, sono tutti allenatori, si offendono se finiscono in panchina mentre per i ragazzi questo non fa problema”.
Spesso le società giovanili sono accusate di inquadrare subito tatticamente un ragazzo, di sacrificarne le doti individuali al gioco di squadra impedendogli di giocare con fantasia, divertendosi.
“E’ vero! Le società giovanili non sempre svolgono il ruolo che dovrebbero svolgere, fino a 12 o 13 anni non bisognerebbe inquadrare i ragazzi. Solo che, se si vogliono vincere le partite …! Spesso comunque il ruolo dipende dall’età, lo sviluppo adolescenziale condiziona molto. Benedetti, ad esempio, da ragazzo lo chiamavano “Nano” perché era piccolino, giocava a centrocampo, prendeva la palla dalla sua area e la portava all’altra. Crescendo è diventato tutto gambe, troppo alto e lento per giocare a centrocampo, così l’allenatore l’ha spostato in difesa. All’inizio gliene han dette di tutti i colori, ma alla fine ha avuto ragione lui. Fortunatamente abbiamo sempre avuto consulenti tecnici di valore, come Franco Galli o Righi, persone che hanno giocato in serie A e sanno riconoscere al primo sguardo il valore di un ragazzo. Un’altra cosa che manca è la cura della tecnica individuale, innanzitutto: prima si giocava per strada a piedi nudi, oggi sin dall’inizio portano le scarpette quando sarebbero più opportune scarpe da ginnastica di tela, per non perdere la sensibilità del piede”.
Come vi finanziate?
“Tutto funziona col più puro volontariato, neanche i tecnici sono pagati, eppure c’è chi ha rinunciato a offerte vantaggiose pur di restare con noi, perché indubbiamente si hanno tante soddisfazioni. Qualche tecnico è un nostro ex giocatore, pochissimi per la verità, perché a 16-18 anni vanno via ed è difficile che tornino a 35 o più anni per allenare con noi. Il nostro sogno sarebbe avere un istruttore per ogni 3 ragazzi, ma innanzitutto ci dobbiamo preoccupare di chi prosegua la nostra opera. Le grosse società dovrebbero investire più soldi in società satelliti che facciano questo lavoro capillare di formazione, tecnica e personale, dei giovani calciatori”.
(tratto dalla rivista mensile “SPORT GIOVANE”, a cura del Servizio Promozione Sportiva del CONI – Ottobre 1993)

 Il trentennale

Grande festa al campo Henderson.

L’ATLETICO INSEGNA CALCIO DA TRENT’ANNI
Grande festa al campo Henderson con le figure storiche della società. Tanti i giovani che si sono affermati da Benedetti al compianto Pisani: Quattro slogan per educare i ragazzi.
Di Fabrizio Tonelli

Lucca. L’Atletico Lucca si appresta a tagliare il traguardo dei 30 anni di attività. Lo farà con una grande festa, con la premiazione dei dirigenti storici, con una cena al campo sportivo Henderson. Ma lo farà soprattutto circondandosi dell’affetto degli atleti che in questi tre decenni hanno indossato la sua maglia, crescendo e facendo crescere una società che è presa a modello in tutta la regione.
Non è un caso che l’Atletico sia stato premiato lo scorso anno quale migliore società toscana a livello giovanile e che al suo massimo dirigente, Pierluigi Galli, sia stato dato l’oscar quale miglior presidente. In un momento in cui le nuove leggi, lo sviluppo del calcio professionistico, l’indirizzo che la scuola sta prendendo verso il tempo pieno, creano ombre sul futuro dei settori giovanili, l’attività dell’Atletico Lucca rappresenta una sorta di baluardo a difesa di un patrimonio che non è solo sportivo ma anche sociale.
Il sodalizio venne fondato il 12 novembre 1970. Insieme all’attuale presidente, l’idea fu portata avanti da Paolo Serantoni, Marco Tuccori, Franco Galli, Candido Arrighi, il popolare “Traliccio” e da altri appassionati e si concretizzò rapidamente. Le prime partite furono giocate al campo di Nave e subito, grazie all’organizzazione che venne data alla società si ottennero buoni risultati. Da Nave si passò a Montuolo, quindi a San Vito, alla Scogliera, a San Filippo e di nuovo alla Scogliera prima di poter avere a disposizione il campo Henderson.
Ricorda il presidente Galli: “Quando fondammo la società, ci premurammo subito di darle un’organizzazione precisa, grazie al contributo di esperienza che ognuno di noi aveva maturato nel calcio, cercando di insegnare i fondamentali di questo sport. Oggi i ragazzi di allora sono medici, impiegati di banca, camerieri, assicuratori, ma ognuno di loro è rimasto legato a questa società e si ricorda dei 6-7 anni trascorsi con questa maglia. D’altronde da quei tempi a oggi una cosa non è cambiata: la voglia di divertirsi dei ragazzi”.
L’Atletico è una realtà conosciuta e apprezzata più a livello regionale, che locale, con un organigramma societario di 35 persone, uno staff tecnico che oltre agli allenatori fa leva su quattro preparatori di tecnica individuale. Tre i settori: primi calci, esordienti e squadre di calcio con 11 formazioni che prendono parte ai vari campionati. Complessivamente gravitano attorno al sodalizio 200 ragazzi fra i 7 e i 17 anni. In trent’anni diversi sono approdati in serie A: basta citare Benedetti, Bresciani, Ansaldi, Dianda, il compianto Pisani; molti altri hanno militato in formazioni di B e C, grazie ai rapporti privilegiati che la società rossonera ha con Bologna, Udinese, Fiorentina, Empoli, Pistoiese, Lucchese, Genoa e Sampdoria.
Ma al di là della parte tecnica (dice il presidente: “vincere sempre fa male, ma perdere fa peggio”), all’Atletico si presta particolare attenzione alla crescita dei ragazzi e all’aspetto sociale. Ne sono conferma due fatti. Il primo è rappresentato dagli slogan che compaiono su borse, tute, magliette e perfino su un piccolo spazio che la società si è ritagliata nei cartelloni pubblicitari. Sono quattro e tutti non hanno bisogno di commenti: no alla droga, no alla violenza, cura l’ambiente, difendi la natura.
Secondo è una sorta di decalogo che viene inculcato a tutto lo staff tecnico: lealtà sportiva, fair play, educazione, rispetto dell’avversario e degli altri in genere, allegria e ottimismo,nessuna violenza.
L’arbitro? Non deve esistere, caso mai va aiutato. Preciso l’indirizzo anche sotto il profilo tecnico: le squadre dell’Atletico giocano con portiere, libero, due marcatori, due cursori laterali, tre centrocampisti, due attaccanti. No alla tattica del fuorigioco, attenzione agli schemi sui tiri da fermo.
Per la ricorrenza dei 30 anni si prepara una grande festa. Sarà fatta in estate, per avere un clima più propizio al campo Henderson e sarà dedicata alla memoria di Candido Arrighi, che per l’attuale massimo dirigente è stato un presidente simbolo della società. Saranno invitati tutti coloro che hanno ricoperto la carica di dirigente, i giocatori, con una premiazione e forse una cena all’aperto.
Intanto l’Atletico convive con soddisfazioni e piccoli problemi. Questi ultimi sono rappresentati dalla mancanza di un parcheggio capiente, che però dovrebbe essere ricavato in un’area attigua, insieme ad altri due piccoli campi per allenamenti. Le soddisfazioni sono costituite dal gran numero di ragazzi che vogliono vestire questa maglia.
“I tempi comunque stanno cambiando – dice Galli – e i settori giovanili rischiano di estinguersi. Vedremo come andare avanti. Certo è che con la prospettiva della scuola a tempo pieno, ci sarà sempre meno spazio per fare sport al di fuori e le società dovranno andare a insegnare calcio proprio negli istituti”.
L’ultima osservazione è per i genitori. “il loro tifo alle partite – spiega il presidente – talvolta e deleterio. Mettono una pressione eccessiva sui loro ragazzi, si fanno travolgere dal pathos”.
Articolo pubblicato su “Il Tirreno”, anno 2000.